Studio Tecnico Sitra
Consulenze Tecniche Professionali

Consulenza Edilizia

Lo Studio è formato da professionisti  con varie competenze capaci di coordinare l’intero processo edilizio, dall’idea progettuale alla realizzazione. Nell’esecuzione della dell’incarico di Direttore dei lavori, le prestazione del professionista saranno le seguenti:
a) studi e verifiche preprogettuali
b) per le opere architettoniche:

  • progetto di massima e preventivo sommario
  • progetto definitivo (da presentare in Comune per l’ottenimento delle necessarie autorizzazioni)
    (si che si tratta di Richiesta di Permesso di Costruire o di Denuncia di Inizio Attività con o senza “nulla osta” ambientale o monumentale)
  • progetto esecutivo e preventivo particolareggiato
  • particolari costruttivi e decorativi
  • computo metrico estimativo con elenco prezzi
  • capitolati e contratti
  • direzione lavori
  • assistenza al collaudo
  • liquidazione

c) per le opere strutturali:

  • progetto di massima e preventivo sommario
  • progetto esecutivo
  • particolari costruttivi
  • computo metrico estimativo con elenco prezzi
  • direzione dei lavori
  • assistenza al collaudo opere strutturali

d) impianti tecnologici:

  • progetto di massima e preventivo sommario
  • progetto definitivo degli impianti
  • progetto esecutivo degli impianti
  • particolari costruttivi
  • computo metrico estimativo con elenco prezzi
  • direzione lavori agli impianti
  • assistenza al collaudo impianti

e) misura e contabilità
f) collaudi o certificati di regolare esecuzione

  • opere architettoniche
  • opere strutturali
  • impianti tecnologici

g) per gli arredi

  • progetto di massima e preventivo sommario
  • progetto esecutivo e preventivo particolareggiato
  • particolari costruttivi e decorativi
  • capitolati e contratti
  • direzione lavori
  • assistenza al collaudo
  • liquidazione

h) eventuali prestazioni aggiuntive (non comprese nelle spese conglobate) in materia di:

  • rilievi di qualsiasi natura
  • indagini geognostiche
  • indagini statiche
  • eliminazione barriere architettoniche
  • risparmio energetico
  • pratiche catastali
  • coordinamento in fase di progettazione e/o di esecuzione D.Lgs. 81/2008
  • sicurezza antincendio
  • direzione artistica
  • pratiche complementari

Documento di valutazione rischi (DVR)

Il “Testo Unico della sicurezza sul lavoro” (D.Lgs. 81/2008) è stato elaborato in base alle direttive comunitarie incentrate sul principio della programmazione e della partecipazione di tutti i soggetti coinvolti sul luogo di lavoro.
È stato, successivamente, oggetto di integrazioni e modifiche significative da parte del D.Lgs. 106/2009, che ha completato l’intervento sistematico sulla disciplina in materia di sicurezza.

L’attuale assetto normativo è finalizzato ad un contemperamento tra gli interessi di tutela efficace dei cittadini lavoratori ed una semplificazionedegli adempimenti burocratici per le aziende.

Da ultimo, la Legge n. 98/2013, di conversione del Decreto Legge n. 69/2013, introduce delle semplificazioni in merito agli adempimenti formali in materia di igiene e sicurezza del lavoro, con particolare riferimento alle imprese a basso rischio di infortuni e per le imprese in fase di startup. Inoltre, il Decreto ministeriale del 13 febbraio 2014 ha approvato le procedure semplificate per l’adozione di modelli di organizzazione e gestione rivolti alle piccole e medie imprese determinate dalla Commissione nazionale consultiva permanente.

Il T.U. individua le misure generali di tutela del sistema di sicurezza aziendale, integrandole con quelle relative a specifici rischi ovvero settori di attività (es. movimentazione manuale di carichi, videoterminali, agenti fisici, biologici e cancerogeni, etc.). Tra le misure generali, si evidenziano in particolare i seguenti obblighi per l’azienda:
• la valutazione di tutti i rischi per la salute e sicurezza
• la programmazione della prevenzione, mirata ad un complesso che integri in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive dell’azienda nonché l’influenza dei fattori dell’ambiente e dell’organizzazione del lavoro
• l’eliminazione dei rischi e la loro riduzione al minimo in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico
• il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione
• la riduzione dei rischi alla fonte
• la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso
• la limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio
• l’utilizzo limitato degli agenti chimici, fisici e biologici sui luoghi di lavoro
• la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale
• il controllo sanitario dei lavoratori
• l’allontanamento del lavoratore dall’esposizione al rischio per motivi sanitari inerenti la sua persona e l’adibizione, ove possibile, ad altra mansione
• l’informazione e formazione adeguate per i lavoratori
• l’informazione e formazione adeguate per dirigenti e i preposti
• l’informazione e formazione adeguate per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
• le istruzioni adeguate ai lavoratori
• la partecipazione e consultazione dei lavoratori
• la partecipazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza
• la programmazione delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza, anche attraverso l’adozione di codici di condotta e di buone prassi
• le misure di emergenza da attuare in caso di primo soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori e di pericolo grave e immediato
• l’uso di segnali di avvertimento e di sicurezza
• la regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti.
La valutazione dei rischi correlati all’ambiente di lavoro, formalizzate nel documento di valutazione dei rischi (DVR), costituisce un adempimento di assoluta centralità per garantire l’effettività delle tutele previste dal T.U.
Essa “deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari”, tra cui quelli collegati allo stress lavoro-correlato, alle lavoratrici in stato di gravidanza, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi, nonché dalle mansioni svolte dal lavoratore.

Sebbene l’aspetto sanzionatorio sia secondario rispetto a quello della prevenzione, se dai controlli fatti dagli enti competenti (Asl, ispettorato del lavoro) emergono delle carenze in materia, le conseguenze possono essere una multa in denaro fino, nei casi più gravi, all’arresto e alla detenzione.

La L. 99/2013 ha rivalutato le sanzioni e le ammende previste per le contravvenzioni della normativa in materia di igiene, salute e sicurezza sul lavoro. Con la Nota ministeriale n. 12059 del 2 luglio 2013 è stato chiarito che l’incremento è escluso per le sanzioni antecedenti il 2 luglio 2013, mentre la Circolare ministeriale n. 35/2013 ha definito le modalità di applicazione della rivalutazione e la destinazione delle relative somme derivanti dai nuovi incassi. La definizione dei soggetti responsabili, non necessariamente identificabili col datore di lavoro, è un importante tassello dell’attuale assetto normativo. Tra i soggetti responsabili della sicurezza sul lavoro, un ruolo particolare è attribuito al c.d. RSPP (Responsabile del servizio di prevenzione e protezione).
La sorveglianza sanitaria
La sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico competente nei casi previsti dalla legislazione vigente e per richieste fatte dal lavoratore correlate ai rischi lavorativi. Alle diverse ipotesi generali esistenti si aggiungono le previsioni specifiche per quelle attività che espongono i lavoratori a specifici fattori nocivi (amianto, rumore, radiazioni ionizzanti, agenti chimici, cancerogeni, mutageni o biologici, movimentazione manuale dei carichi, uso di videoterminali, etc.).
La sorveglianza sanitaria è finalizzata a valutare l’idoneità del lavoratore alle mansioni specifiche cui è destinato. Gli accertamenti possono essere preassuntivi, periodici o legati a particolari eventi (cambio di mansione, oppure, periodi di malattia superiori a 60 giorni consecutivi). Al termine degli accertamenti e in base al loro esito, spetta al medico competente decidere sull’idoneità stessa. In caso di giudizio di inidoneità alla mansione, il datore è tenuto ad adibire il lavoratore, ove possibile ad altra mansione compatibile con il suo stato di salute.
Responsabile del servizio prevenzione e protezione
Il datore di lavoro è tenuto a designare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, il quale può essere interno o esterno all’azienda. Nello specifico, Il ricorso a persone o servizi esterni è obbligatorio in assenza di dipendenti che posseggano i requisiti previsti dalla normativa. Mentre è obbligatoriamente interno:
• nelle aziende industriali in cui sono presenti sostanze pericolose, individuate dal D.lgs. 334/1999
• nelle centrali termoelettriche
• negli impianti ed installazioni dove ci sia combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi derivanti da attività civili
• nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni
• nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori
• nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori
• nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50 lavoratori.
Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi opera in posizione di neutralità e partecipa assieme al medico competente ed al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza alla riunione periodica indetta annualmente dal datore di lavoro.

In alcune tipologie di aziende il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti propri del Servizio di Prevenzione e Protezione dei rischi ma è, comunque, tenuto a frequentare corsi di formazione della durata minima di 16 ore e massima di 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti ed alle attività lavorative svolte. Nelle unità produttive ove sono presenti al massimo cinque lavoratori, il datore di lavoro può svolgere anche i compiti di primo soccorso, prevenzione incendi ed evacuazione, previa frequenza di corsi di formazione per primo soccorso e prevenzione incendi, nonché i rispettivi corsi di aggiornamento.

La formazione del datore di lavoro che svolge compiti di RSPP è dettagliata nell’allegato A dell’Accordo Stato Regione del 21 dicembre 2011.

Cos’è la Valutazione dei rischi
Tra i compiti non delegabili dal datore di lavoro c’è quello di valutare tutti i rischi ed elaborare il relativo documento (art. 17 del D. lgs.81/2008).

La valutazione dei rischi è, infatti, un tema di assoluta centralità per garantire la sicurezza in ogni ambiente di lavoro. Essa “deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari”, tra cui quelli collegati allo stress lavoro-correlato, alle lavoratrici in stato di gravidanza, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi.

Gli esiti della valutazione dei rischi devono essere formalizzati nel documento di valutazione dei rischi (DVR). In tale sede devono essere individuate anche le eventuali mansioni che espongono i lavoratori a rischi specifici.

La comunicazione degli obblighi, relativi alla sicurezza, al RLS deve essere tempestiva anche in caso di aggiornamenti successivi (Legge 161/2014).

Valutazione rischi da interferenza (DUVRI)

L’art. 26 del d.l. 81/08 e s.m.i. ha introdotto per il Datore di Lavoro Committente l’obbligo di elaborare il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze, denominato DUVRI, indicando le misure da adottare per eliminare, o ridurre al minimo, i rischi da interferenze in caso di affidamento di lavori, servizi e forniture all’Impresa appaltatrice, o a lavoratori autonomi, all’interno della propria Azienda.

Il DUVRI è un documento unico per tutti gli Appalti e, pertanto, dinamico; di conseguenza tale valutazione deve essere necessariamente aggiornata al mutare delle situazioni originarie, anche in relazione all’esecuzione di attività già appaltate.

In presenza di opere edili o di ingegneria civile si applica il titolo quarto del D.Lgs. 81/08 e in tale caso il documento di valutazione dei rischi da interferenza sarà il PSC (piano di sicurezza e coordinamento).
Il PSC viene redatto dal coordinatore per la sicurezza, una figura obbligatoria nei cantieri in caso di presenza anche non contemporanea di due o più imprese.

Piano operativo di sicurezza (POS)

Cos’è il POS ?
Il Piano Operativo di Sicurezza (P.O.S.) è il documento che un datore di lavoro deve redigere prima di iniziare le attività operative in un cantiere esterno. Il P.O.S. rappresenta il dettaglio dellaValutazione dei rischi già prevista dall’art. 4 del D.Lgs. 626/94, ora abrogato e sostituito dal Testo unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro approvato con decreto legislativo 9 aprile 2008 , n. 81 e successive modifiche, articoli 17 e 28, per le attività che si prevede di eseguire in un cantiere edile. Lo stesso deve essere sviluppato secondo i contenuti previsti nel Titolo IV – allegato XV.
Obiettivo del POS è quello di descrivere le migliori contromisure da adottare nelle attività di cantiere al fine di salvaguardare l’incolumità fisica dei lavoratori. In effetti dall’introduzione del D.Lgs. 626/94 era prassi comune redigere un documento che conteneva solo un elenco di leggi, definizioni e procedure generiche prodotte in ciclostile che non potevano in alcun caso risultare utili. Per ovviare a ciò il legislatore ha definito, attraverso il DPR 222/03 poi confluito nel punto 3. allegato XV D.Lgs. 81/08, i contenuti minimi di un Piano Operativo di Sicurezza.
Il P.O.S. deve contenere almeno i seguenti elementi:
• a) i dati identificativi dell’impresa esecutrice, che comprendono:
• 1) il nominativo del datore di lavoro, gli indirizzi ed i riferimenti telefonici della sede legale e degli uffici di cantiere.
• 2) la specifica attività e le singole lavorazioni svolte in cantiere dall’impresa esecutrice e dai lavoratori autonomi subaffidatari.
• 3) i nominativi degli addetti al pronto soccorso, antincendio ed evacuazione dei lavoratori e, comunque, alla gestione delle emergenze in cantiere, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, aziendale o territoriale, ove eletto o designato.
• 4) il nominativo e riferimenti di contatto del medico competente ove previsto.
• 5) il nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
• 6) i nominativi del direttore tecnico di cantiere e del capocantiere.
• 7) il numero e le relative qualifiche dei lavoratori dipendenti dell’impresa esecutrice e dei lavoratori autonomi operanti in cantiere per conto della stessa impresa.
• b) le specifiche mansioni, inerenti alla sicurezza, svolte in cantiere da ogni figura nominata allo scopo dall’impresa esecutrice.
• c) la descrizione dell’attività di cantiere, delle modalità organizzative e dei turni di lavoro.
• d) l’elenco dei ponteggi, dei ponti su ruote a torre e di altre opere provvisionali di notevole importanza, delle macchine e degli impianti utilizzati nel cantiere ed ove chiaramente specificato i relativi certificati.
• e) l’elenco delle sostanze e preparati pericolosi utilizzati nel cantiere con le relative schede di sicurezza ed il metodo di stoccaggio in cantiere incluso il piano di sicurezza e protezione specifico.
• f) l’esito del rapporto di valutazione del rumore.
• g) l’individuazione delle misure preventive e protettive, integrative rispetto a quelle contenute nel PSC quando previsto, adottate in relazione ai rischi connessi alle proprie lavorazioni in cantiere.
• h) le procedure complementari e di dettaglio, richieste dal PSC quando previsto.
• i) l’elenco dei dispositivi di protezione individuale forniti ai lavoratori occupati in cantiere.
• l) la documentazione in merito all’informazione ed alla formazione fornite ai lavoratori occupati in cantiere.
• m) la stima dei costi relativi alla sicurezza.
Ove non sia prevista la redazione del P.S.C., il P.S.S., quando previsto, è integrato con gli elementi del P.O.S.
• Il “Piano Operativo di Sicurezza” è un documento essenziale nella gestione di un’entità lavorativa in cantiere sviluppata da una organizzazione facente capo a un Datore di Lavoro così come individuato e definito dall’art. 2 del D. Lgs. 81/2008.
Data la complessità del documento da redigere, lo studio, mette a disposizione del datore di lavoro la professionalità di un consulente esperto.
Per questo motivo il POS non rappresenta esclusivamente un adempimento amministrativo, ma costituisce soprattutto uno strumento per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Piano di sicurezza e coordinamento (PSC)

Cos’è il PSC ?

Il Piano di Sicurezza e Coordinamento (P.S.C.) è in Italia il documento che il coordinatore per la progettazione o esecuzione dell’opera, su incarico del committente, deve redigere prima che vengano iniziate le attività lavorative in un cantiere edile, ai sensi dell’art.100 del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro ed i cui contenuti minimi sono riportati nell’allegato XV del predetto Testo Unico.

Obiettivo del PSC è quello di descrivere le fasi operative che verranno svolte nel cantiere, individuare tutte le eventuali fasi critiche del processo di costruzione quindi prescrivere tutte le azioni atte a prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori.

Contenuti minimi

  • Il PSC è specifico per ogni singolo cantiere temporaneo o mobile e di concreta fattibilità; i suoi contenuti sono il risultato di scelte progettuali ed organizzative conformi alle prescrizioni dell’articolo 15 del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro.
  • Il P.S.C. contiene almeno i seguenti elementi:
  • a) l’identificazione e la descrizione dell’opera, esplicitata con:
    • 1) indirizzo del cantiere
    • 2) descrizione del contesto in cui è collocata l’area di cantiere
    • 3) descrizione sintetica dell’opera, con particolare riferimento alle scelte progettuali, architettoniche, strutturali e tecnologiche.
  • b) individuazione dei soggetti con compiti di sicurezza, esplicitata con l’indicazione dei nominativi dei responsabili dei lavori, del coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e, qualora già nominato, del coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione ed a cura dello stesso coordinatore per l’esecuzione con l’indicazione, prima dell’inizio dei singoli lavori, dei nominativi dei datori di lavoro delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi;
  • c) una relazione concernente l’individuazione, l’analisi e la valutazione dei rischi concreti, con riferimento all’area ed alla organizzazione del cantiere, alle lavorazioni ed alle loro interferenze;
  • d) le scelte progettuali ed organizzative, le procedure, le misure preventive e protettive, in riferimento:
    • 1) all’area di cantiere;
    • 2) all’organizzazione del cantiere;
    • 3) alle lavorazioni;
  • e) le prescrizioni operative, le misure preventive e protettive ed i dispositivi di protezione individuale, in riferimento alle interferenze tra le lavorazioni;
  • f) le misure di coordinamento relative all’uso comune da parte di più imprese e lavoratori autonomi, come scelta di pianificazione lavori finalizzata alla sicurezza, di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, mezzi e servizi di protezione collettiva;
  • g) le modalità organizzative della cooperazione e del coordinamento, nonché della reciproca informazione, fra i datori di lavoro e tra questi ed i lavoratori autonomi;
  • h) l’organizzazione prevista per il servizio di pronto soccorso, antincendio ed evacuazione dei lavoratori, nel caso in cui il servizio di gestione delle emergenze è di tipo comune, nonché nel caso di cui all’articolo 104, comma 4; il PSC contiene anche i riferimenti telefonici delle strutture previste sul territorio al servizio del pronto soccorso e della prevenzione incendi;
  • i) la durata prevista delle lavorazioni, delle fasi di lavoro e, quando la complessità dell’opera lo richieda, delle sottofasi di lavoro, che costituiscono il cronoprogramma dei lavori, nonché l’entità presunta del cantiere espressa in uomini-giorno;
  • l) la stima dei costi della sicurezza, ai sensi del punto 4.1.

Il coordinatore per la progettazione indica nel PSC, ove la particolarità delle lavorazioni lo richieda, il tipo di procedure complementari e di dettaglio al PSC stesso e connesse alle scelte autonome dell’impresa esecutrice, da esplicitare nel POS.

Il PSC è corredato da tavole esplicative di progetto, relative agli aspetti della sicurezza, comprendenti almeno una planimetria e, ove la particolarità dell’opera lo richieda, un profilo altimetrico e una breve descrizione delle caratteristiche idrogeologiche del terreno o il rinvio a specifica relazione se già redatta.

L’elenco indicativo e non esauriente degli elementi essenziali utili alla definizione dei contenuti delPSC, è riportato nell’allegato XV.1.

– Contenuti minimi del PSC in riferimento all’area di cantiere, all’organizzazione del cantiere, alle lavorazioni.

In riferimento all’area di cantiere, il PSC contiene l’analisi degli elementi essenziali di cui all’allegato XV.2, in relazione:

  • a) alle caratteristiche dell’area di cantiere, con particolare attenzione alla presenza nell’area del cantiere di linee aeree e condutture sotterranee;
  • b) all’eventuale presenza di fattori esterni che comportano rischi per il cantiere, con particolare attenzione:
    • 1) a lavori stradali ed autostradali al fine di garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori impiegati nei confronti dei rischi derivanti dal traffico circostante,
    • 2) al rischio di annegamento;
  • c) agli eventuali rischi che le lavorazioni di cantiere possono comportare per l’area circostante.

In riferimento all’organizzazione del cantiere il PSC contiene, in relazione alla tipologia del cantiere, l’analisi dei seguenti elementi:

  • a) le modalità da seguire per la recinzione del cantiere, gli accessi e le segnalazioni;
  • b) i servizi igienico-assistenziali;
  • c) la viabilità principale di cantiere;
  • d) gli impianti di alimentazione e reti principali di elettricità, acqua, gas ed energia di qualsiasi tipo;
  • e) gli impianti di terra e di protezione contro le scariche atmosferiche;
  • f) le disposizioni per dare attuazione a quanto previsto dall’articolo 102;
  • g) le disposizioni per dare attuazione a quanto previsto dall’articolo 92, comma 1, lettera c);
  • h) le eventuali modalità di accesso dei mezzi di fornitura dei materiali;
  • i) la dislocazione degli impianti di cantiere;
  • l) la dislocazione delle zone di carico e scarico;
  • m) le zone di deposito attrezzature e di stoccaggio materiali e dei rifiuti;
  • n) le eventuali zone di deposito dei materiali con pericolo d’incendio o di esplosione.

In riferimento alle lavorazioni, il coordinatore per la progettazione suddivide le singole lavorazioni in fasi di lavoro e, quando la complessità dell’opera lo richiede, in sottofasi di lavoro, ed effettua l’analisi dei rischi presenti, con riferimento all’area e alla organizzazione del cantiere, alle lavorazioni e alle loro interferenze, ad esclusione di quelli specifici propri dell’attività dell’impresa, facendo in particolare attenzione ai seguenti:

  • a) al rischio di investimento da veicoli circolanti nell’area di cantiere;
  • b) al rischio di seppellimento da adottare negli scavi;
  • c) al rischio di caduta dall’alto;
  • d) al rischio di insalubrità dell’aria nei lavori in galleria;
  • e) al rischio di instabilità delle pareti e della volta nei lavori in galleria;
  • f) ai rischi derivanti da estese demolizioni o manutenzioni, ove le modalità tecniche di attuazione siano definite in fase di progetto;
  • g) ai rischi di incendio o esplosione connessi con lavorazioni e materiali pericolosi utilizzati in cantiere;
  • h) ai rischi derivanti da sbalzi eccessivi di temperatura;
  • i) al rischio di elettrocuzione;
  • l) al rischio rumore;
  • m) al rischio dall’uso di sostanze chimiche.

Per ogni elemento dell’analisi, il PSC contiene:

  • a) le scelte progettuali ed organizzative, le procedure, le misure preventive e protettive richieste per eliminare o ridurre al minimo i rischi di lavoro; ove necessario, vanno prodotte tavole e disegni tecnici esplicativi;
  • b) le misure di coordinamento atte a realizzare quanto previsto alla lettera a).

– Contenuti minimi del PSC in riferimento alle interferenze tra le lavorazioni ed al loro coordinamento

Il coordinatore per la progettazione effettua l’analisi delle interferenze tra le lavorazioni, anche quando sono dovute alle lavorazioni di una stessa impresa esecutrice o alla presenza di lavoratori autonomi, e predispone il cronoprogramma dei lavori. Per le opere rientranti nel campo di applicazione del D.Lgs. n. 163 del 12 aprile 2006 e successive modifiche, il cronoprogramma dei lavori ai sensi del presente regolamento, prende esclusivamente in considerazione le problematiche inerenti agli aspetti della sicurezza ed è redatto ad integrazione del cronoprogramma delle lavorazioni previsto dall’articolo 42 del d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554.

In riferimento alle interferenze tra le lavorazioni, il PSC contiene le prescrizioni operative per lo sfasamento spaziale o temporale delle lavorazioni interferenti e le modalità di verifica del rispetto di tali prescrizioni; nel caso in cui permangono rischi di interferenza, indica le misure preventive e protettive ed i dispositivi di protezione individuale, atti a ridurre al minimo tali rischi.

Durante i periodi di maggior rischio dovuto ad interferenze di lavoro, il coordinatore per l’esecuzione verifica periodicamente, previa consultazione della direzione dei lavori, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi interessati, la compatibilità della relativa parte di PSC con l’andamento dei lavori, aggiornando il piano ed in particolare il cronoprogramma dei lavori, se necessario.

Le misure di coordinamento relative all’uso comune di apprestamenti, attrezzature, infrastrutture, mezzi e servizi di protezione collettiva, sono definite analizzando il loro uso comune da parte di più imprese e lavoratori autonomi.

Il coordinatore per l’esecuzione dei lavori integra il PSC con i nominativi delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, previa consultazione delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi interessati, indica la relativa cronologia di attuazione e le modalità di verifica.

E’ obbligo del Coordinatore della Progettazione, nominato dal Committente, redigere il PSC prima dell’inizio dei lavori e più precisamente durante la progettazione dell’opera.

Il PSC deve essere consegnato alle imprese esecutrici già selezionate almeno 10 giorni prima dell’inizio dei lavori. L’impresa, una volta ricevuto il Piano ha facoltà di presentare al Coordinatore per l’Esecuzione (CSE) integrazioni dove ritenga di poter garantire la sicurezza in modo migliore, sulla base della propria esperienza.

Piano per montaggio ponteggi (PiMUS)

Cos’è il PiMUS ?

E’ il documento operativo, da realizzare per ogni specifico lavoro in cui è presente un ponteggio.

Il Piano di Montaggio Uso e Smontaggio (Pi.M.U.S.) è un documento obbligatorio in tutti i cantieri in cui sia necessario l’uso di un ponteggio. Lo stabilisce l’art.134 del D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 che fissa anche i contenuti minimi e le prescrizioni necessarie. Il P.I.M.U.S.  deve essere preso a riferimento dal personale addetto al montaggio, smontaggio e trasformazione di ponteggio al fine di garantire la sicurezza degli stessi lavoratori e la sicurezza di chi non addetto al montaggio potrebbe trovarsi coinvolto in altre lavorazioni del cantiere, o fruitori di un fabbricato o sito produttivo interessato da ristrutturazione o comunque da lavori con ponteggi metallici fissi, indipendentemente  dalle dimensioni, forma e complessità, da impalcati o altre opere provvisionali costruiti con elementi di ponteggio metallici fissi, e per ponteggi realizzati in legno.

Nomina RSPP esterno

Approfondimenti sull’RSPP esterno

L’incarico prevede:

  • L’analisi dei rischi e l’individuazione delle misure per la sicurezza e ambienti di lavoro
  • Predisposizione, in collaborazione con il datore di lavoro ed il Medico Competente, del Documento di Valutazione dei Rischi
  • l’elaborazione delle misure di sicurezza preventive e protettive ed i sistemi di controllo di tali misure
  • l’elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attività aziendali
  • programmi di informazione e formazione dei lavoratori, come previsto dagli artt.36,37 del D.Lgs.81/08
  • partecipazione alla riunione periodica in materia di tutela della salute e di sicurezza di cui all’art. 35 del Decreto

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Coordinatore della sicurezza cantieri

Approfondimenti sul COORDINATORE DELLA SICUREZZA

La sicurezza in edilizia si manifesta all’attenzione del privato cittadino già a partire dall’emanazione del D. Lgs. 494 / 1996, abrogato dal vigente D. Lgs. 81 / 2008.

Già le attività di piccola manutenzione domestica richiedo di rispettare quanto previsto al comma 4 dell’art. 90 del Decreto e cioè a nominare, prima dell’affidamento dei lavori, il Coordinatore per la Sicurezza in Fase di Esecuzione. Obbligatorio se si prevede che nel cantiere siano presenti più di una impresa anche non contemporaneamente.

Per quanto riguarda il Coordinatore per la Sicurezza in Fase di Progettazione, la sua presenza infatti non è obbligatoria, ai sensi del comma 11 dell’art. 90 dello stesso Decreto, quando il cantiere non è soggetto a Permesso di Costruire e, comunque, quando l’importo delle opere è inferiore ai 100.000 euro; in questi casi le funzioni del Coordinatore per la Progettazione sono svolte dal Coordinatore per l’Esecuzione dei lavori.

Riepilogando, qualsiasi committente, privato o pubblico, su di esso ricade l’obbligo di nomina dei Coordinatori.

Tra i Compiti dei Coordinatori quello principale del Coordinatore per la Progettazione è redigere il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC) che, nei contenuti, deve rispondere a quanto esplicitato all’Allegato XVdel Decreto (Contenuti minimi dei piani di sicurezza nei cantieri temporanei o mobili).

Il PSC, lungi dall’essere un documento sterile, avulso dalla realtà di cantiere e difficilmente consultabile dai soggetti che vi intervengono, deve invece riportare il risultato delle scelte progettuali e organizzative in merito alla sicurezza e deve, attraverso un’attenta scansione temporale delle varie attività, fare in modo di evitare sovrapposizioni e pericolose interferenze tra maestranze diverse.

Sta poi al Coordinatore per l’Esecuzione aggiornare il Piano con le indicazioni fornite nel Piano Operativo di Sicurezza di ciascuna impresa esecutrice che, per tutta la durata delle opere, deve far parte di un intenso processo di scambio e dialogo con il professionista per favorire la collaborazione fra le diverse parti in gioco.

Tale cooperazione si concretizza in alcune riunioni di coordinamento, nella verifica della corretta esecuzione di quanto previsto dal PSC e – uno degli aspetti più importanti – nel recepimento di eventuali proposte migliorative, da parte dei responsabili delle imprese esecutrici, in merito a questioni di sicurezza.

Il Coordinatore per l’Esecuzione ha infine la facoltà di sospendere il cantiere qualora ritenga che esso sia in una situazione di pericolo grave e imminente.

Quella del coordinatore della sicurezza è quindi una figura professionale importantissima, che riguarda in dettaglio la sicurezza sul lavoro e la regolarità dei cantieri temporanei e mobili; è una figura chiave, che si trova nella posizione intermedia, di ponte, tra i committenti e i progettisti ai quali spetta la prima e indispensabile pianificazione e organizzazione della sicurezza in cantiere, le ditte sul campo e gli operai.

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